Liberarsi dalla dipendenza affettiva

Per uscire dalla dipendenza affettiva che riguarda il rapporto di coppia sono state messe a punto delle “strategie”, delle “mosse”, delle “soluzioni”, dei “consigli” che si basano sostanzialmente sul rafforzamento e lo sviluppo di alcune “caratteristiche” che ha una persona ben equilibrata.

Sono delle soluzioni che vanno ad interessare l’individuo che percepisce il disagio e riconosce che origina da un errata percezione del rapporto di coppia ovvero ha capito che la risposta personale che dà agli stimoli che l’altra persona rivolge verso di lui o lei è sproporzionata, esagerata e spesso infondata.

Le soluzioni per liberarsi dalla dipendenza affettiva non mirano ad eliminare la relazionalità: molti credono che per liberarsi da questa dipendenza basti chiudere il rapporto con la persona con cui stanno quindi il problema di conseguenza sarà risolto.

Questo è un errore molto grave perché innanzitutto spostiamo la responsabilità del problema verso l’esterno, crediamo quindi di base che gli altri si debbano adattare a noi e ci debbano accettare così come siamo, se ciò non avviene ricadrà su di loro la colpa della fine della relazione.   

Poi non facciamo altro che posticipare il ripresentarsi della situazione già vissuta alla prossima occasione inseguendo incessantemente la vana speranza di trovare l’uomo o la donna perfetta (che riesca a sopportarci quindi).

Se non lavoriamo a fondo sulle cause di questa dipendenza ci ritroveremo a rivivere relazione dopo relazione in balia delle stesse dinamiche che abbiamo messo in atto precedentemente ed esperienza dopo esperienza ci accorgeremo presto che vivremo in un film che si ripete all’infinito in cui solo gli attori cambiano.

Quindi non bisogna assolutamente eliminare o reprimere il bisogno relazionale con gli altri, ma costruire delle basi solide su cui esprimere un bisogno sano nei confronti delle altre persone.

Proprio perché la dipendenza affettiva ha origine da traumi a cui siamo stati sottoposti nel passato anche molto remoto alle volte, il nostro obiettivo più importante è proprio quello di smascherare i pensieri limitanti che alimentano il nostro senso di insicurezza, la nostra scarsa autostima, la mancanza di fiducia in noi stessi, il senso di colpa che proviamo costantemente come dipendenti affettivi.

Le persone dipendenti affettive sono persone fortemente empatiche, persone che sono abituate a concepire l’altro come più importante di loro, persone che credono nel sacrificio e pensano che esprimendo devozione e dedizione all’altro prima o poi otterranno la sua approvazione.

Per il dipendente ciò consisterà nell’aver continua conferma che noi siamo le persone giuste, che ci amano follemente e che ci ricambiano sempre e comunque.

Dalla dipendenza affettiva quindi si può guarire perché è proprio il fatto che si sia sviluppata una dipendenza che esula dalla normalità. Lavorando in maniera profonda sui tratti che ci caratterizzano trasformandoli in punti di forza potremo rientrare in una normalità. Una normalità dove le nostre peculiarità come la sensibilità, l’empatia, la devozione non ci costringono più ad una sottomissione forzata, ma fungono da nutrimento per la coppia.

Un esempio: un dipendente affettivo cronico è una persona molto attenta, concentra tutta la sua attenzione verso i social, verso il cellulare per controllare l’ultima connessione su WhatsApp del compagno/a e inizia a torturarsi con domande del tipo “perché dato che si è connesso/a 5 minuti fa non mi ha ancora risposto? Starà parlando, chattando, facendo qualcosa con un’altra/o?”

L’attesa diventa frustrante ed insopportabile e ben presto manifesterà al suo compagno/a le sue preoccupazioni costringendo nella stragrande maggioranza dei casi l’altra persona ad allontanarsi o peggio ancora nel caso si tratti di una persona narcisista a mettere in atto meccanismi di svalutazione dato che oramai ha in pugno la sua vittima (ma lasciamo stare in questo caso le personalità patologiche).

Trasformare quindi questa attenzione in un punto di forza significa cambiare la prospettiva con cui si guarda: invece di concentrare le energie per cercare di capire se, dove e quando il nostro o la nostra compagna ci tradisce impariamo a concentrarci sulle cose belle come ad esempio capire che tipo di fiori farebbero contenta la nostra compagna che ha tanto pollice verde!

Un rapporto di coppia bilanciato è equilibrato quando lo stare assieme nutre ed accresce entrambi i membri, quando vi è reciprocità, scambio di idee e pensieri che non determinano la prevalenza dell’uno verso l’altro.

In una coppia che sta bene non esistono pensieri negativi o dubbi sull’altra persona, ognuno ha i giusti spazi per sé, ci si rispetta, si condivide.

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